Due parole su Jack London

John Griffith Chaney nasce a San Francisco il 12 gennaio 1876. Lo pseudonimo Jack London gli viene dal nome del padre adottivo, John London, al quale la madre di Jack si unisce quando il futuro scrittore è ancora in fasce.

L’infanzia dell’autore non è certo delle più tranquille. L’estrema povertà della famiglia lo costringe ad interrompere la scuola per cercare impieghi saltuari, quando non illegali. La sua passione per la lettura è però precoce, e grazie alla complicità della bibliotecaria di Oakland, dove i London si sono trasferiti, Jack riesce a soddisfare la sua sete di romanzi.
Nel 1893 partecipa ad una battuta di caccia alla foca al largo del Giappone che dura otto mesi. Da questa esperienza nasce il suo primo racconto, Un tifone al largo del Giappone, che viene pubblicato sul San Francisco Morning Fall.
Al suo rientro London trova lavoro come operaio, senza mai riuscire ad ottenere un posto fisso. Nel 1894 viene addirittura incarcerato per vagabondaggio. È in questi anni che inizia la sua militanza socialista e matura il rifiuto dell’american way of life. Nel 1897 entra all’Università di Berkley per un semestre, ma ben presto lascia gli studi e parte per il Klondike per partecipare alla corsa all’oro: un’avventura che termina ben presto risolvendosi in modo fallimentare.
Nel grande nord canadese, a contatto con gli indiani e la natura selvaggia, London trova però la sua più autentica fonte di ispirazione. Al suo ritorno a Oakland nel 1899 si dedica febbrilmente alla composizione di storie brevi dal sapore eroico e crudele che vengono pubblicate puntualmente da The Overland Monthly, incontrando un buon successo di pubblico. Nel 1900 si sposa con Elizabeth Mae Madern e nello stesso anno pubblica il suo primo romanzo, Il figlio del lupo.
Inizia per London un periodo di intensa attività giornalistica e politica. Inviato di guerra per diversi giornali californiani, nel 1902 è in Africa per la rivolta dei Boeri e nel 1904 segue la prima guerra di Corea tra russi e giapponesi. Durante un suo soggiorno a Londra, trascorre tre mesi da clochard tra gli operai e i senza casa: da questa esperienza nasce Il popolo dell’abisso, uno dei suoi più violenti pamphlet di denuncia contro il capitalismo. Negli stessi anni avviene la sua definitiva consacrazione letteraria con l’uscita di Il richiamo della foresta (1903, più di 6 milioni di copie vendute) e Zanna Bianca (1906). Nel 1906 sposa in seconde nozze Charmian Kittrege.
La fama di London cresce non solo per i suoi meriti letterari, ma anche per la sua forte e controversa personalità, che spesso lo conduce sulle copertine dei rotocalchi: carattere irrequieto e impetuoso, è un uomo che si scaglia con forza contro le ingiustizie e i soprusi di ogni tipo. È un oratore eloquente, soprattutto sui temi di politica ed economia. Affascinante, divertente, coraggioso, sempre pronto a intraprendere avventure per mare e terra, è senz’altro una delle figure più interessanti e romantiche del suo tempo.
Nel 1907 London si fa costruire una barca, lo Snark, che lo dovrebbe portare a compiere un giro del mondo in sette anni. Il viaggio lo porta a Honolulu e a Tahiti, ma è costretto a fermarsi in Australia per un attacco di malaria e a rientrare a Oakland, nel 1909, senza più riuscire a ristabilirsi completamente.
Per lo scrittore si apre un periodo particolarmente tormentato, segnato da lutti familiari - muoiono due sue figli in tenerissima età -, dall’incendio dell’amato ranch, da frequenti cadute nell’alcolismo. A tenerlo vivo sono i frequenti viaggi (nel 1914 è in Messico a seguire la rivoluzione) e la scrittura. Pubblica in questo periodo decine di libri, tra cui Il tallone di ferro (romanzo fantapolitico) nel 1908, Martin Eden (una autobiografia) nel 1909, Radiosa aurora (un ritorno all’avventura nel Grande Nord) nel 1910, La crociera dello Snark (libro di viaggi ispirato alle sue peregrinazioni nei mari del Sud) nel 1911, John Barleycorn (sulle sue vicende di alcolista) nel 1913.
Jack London si spegne nella notte tra il 21 e il 22 novembre 1916, a soli quarant’anni. La causa della sua morte resta controversa: ufficialmente viene indicata l’uricemia, anche se molti avanzano l'ipotesi di un suicidio per overdose di morfina.