I personaggi di Zanna Bianca - Castoro Grigio
Con due parole e un cenno di sorpresa, il segno della civiltà torna nuovamente a imporsi sull'atmosfera dominante di Zanna Bianca, sul Wild che tutto domina fino a che una forza uguale e contraria non si ribelli ad esso. London apre il romanzo con un'umanità schiacciata dal Grande Nord; ma con la comparsa degli indiani inverte i poli della dialettica natura/cultura, continuando a osservare il mondo con gli occhi di una creatura selvaggia, piegata da un potere ancor più duro dell'ambiente da cui è stata forgiata.
Il primo incontro con i "creatori del fuoco" prende il nome di Castoro Grigio, il capo indiano che ammansisce in poche mosse l'indomabile Kiche, sotto lo sguardo attonito di un cucciolo ancora incapace di misurare un vincolo "altro" rispetto alla legge della carne.
Castoro Grigio guida una piccola tribù dello Yukon, ma ai fini della narrazione la sua comparsa è qualcosa di più rilevante: l'autorità del pellerossa, infatti, muta radicalmente la visione del mondo di Zanna Bianca, trasforma in profondità gli occhi "che avevano contemplato da sicure lontananze o dal riparo dei cespugli lo strano animale a due gambe che era signore e padrone di tutte le cose viventi", imponendosi come l'archetipo di una comunità di dei.Ora, ciò che separa questi "dei" dagli altri animali è la tecnica, e per il lupetto si tratta di una magia senza termini di paragone, che lo attira inesorabilmente alla loro cerchia: essi "accrescevano la propria forza viva col potere delle cose morte, le quali mordevano per loro. Così bastoni e pietre, diretti da quelle strane creature filavano l'aria come cose vive, infliggendo severe punizioni ai cani". Ma ogni fede ha un prezzo, e seguire l'uomo significa cedere all'ubbidienza e alla servitù: "come sua madre aveva reso omaggio a quegli dei al primo grido del suo nome, così anche lui cominciava a rendere loro omaggio. (...) E quando camminavano, egli li seguiva; quando chiamavano, si avvicinava; quando minacciavano, si acquattava; quando gli comandavano di andare via, si allontanava in tutta fretta. Perchè dietro ciascuno dei loro desideri era il potere che rinforzava questo desiderio".
Incattivito dall'ostilità degli altri cani e dai colpi inflessibili del nuovo padrone, Zanna Bianca diventa una proprietà, una cosa alla mercè delle creature che dominano il suo universo. Pure la schiavitù non piega la tensione vitale della sua natura, sospesa tra la nostalgia del Wild e il bisogno di protezione che lo avvicina al cerchio del fuoco. A questo punto non è più la fame, per così dire, ma la ricerca di un'identità a muovere le azioni del lupetto, a plasmare una fibra indomita e sempre più combattiva. E mentre il Wild viene assorbito dalla violenza della civiltà, con l'ingresso nel campo indiano il racconto di London svela definitivamente la sua dialettica implicita, che è quella del romanzo di formazione. 